08-11-2012 ore 10:38 | Cultura - Proiezioni
di Ramona Tagliani

La collina dei papaveri, la poesia al cinema. Buona la risposta del pubblico alla proiezione della seconda pellicola di Gorō Miyazaki

"Come si può pensare di costruire un futuro se si dimentica il proprio passato?" Questo uno dei passaggi chiave de La collina dei papaveri, diretto da Gorō Miyazaki - prodotto dallo Studio Ghibli - ed adattamento cinematografico dello shōjo manga omonimo del 1980 scritto da Tetsurō Sayama e disegnato da Chizuru Takahashi. La collina dei papaveri è distribuito in Italia da Lucky Red ed è stato proiettato in data unica il 6 novembre 2012 in 100 sale cinematografiche: a Crema è invece stato proiettato giovedì 8, nella sezione 'cineforum'.

Fuori concorso
Presentato fuori concorso in anteprima nei lo scorso novembre 2011 al Festival Internazionale del Film di Roma e al Future Film Festival di Bologna del marzo 2012, in versione con audio originale sottotitolata in inglese e italiano. La storia è ambientata a Yokohama nel 1963, un anno prima dei giochi della XVIII Olimpiade di Tokyo, che furono il segnale della ricostruzione del Giappone dopo la guerra e sancirono il suo definitivo riconoscimento internazionale. Umi, la protagonista, è un'adolescente che vive con la nonna, i fratelli e alcuni pensionanti in una grande casa che dalla “collina dei papaveri” si affaccia sul porto di Yokohama, la seconda città del Giappone.

La lotta studentesca
La diciassettenne Umi - che in giapponese significa mare - ogni giorno issa le bandiere di segnalazione in onore del padre marinaio, scomparso nella guerra di Corea. La vita scorre pacifica tra i lavori domestici e la scuola, ma il destino ha in serbo per la ragazzina l'incontro delicato col suo coetaneo Shun, legato a lei da un segreto. Delicato e delizioso, con fondali incantevoli e la colonna sonora di Satoshi Takebe, il film è il racconto della lotta studentesca dell'anno 38 dell'Epoca Showa: divisi tra la necessità di modernizzare il Paese dopo la guerra e la difesa della propria storia, gli studenti lottano per ristrutturare il collettivo Quartier Latin, baluardo culturale degli anni '60 vagamente bohemienne.

La speranza del futuro
Umi e Shun, nel percorso di riscoperta delle proprie origini diventano con l'entusiasmo e la freschezza della loro gioventù i difensori della tradizione e dell'identità dei loro padri, mentre si interrogano se sia venuto il tempo di guardare speranzosi al futuro. E' proprio Shun, completato dall'inesauribile coraggio di Umi a prendere la parola durante l'assemblea, vincendo le resistenze dello status quo per spiegare che "democrazia non significa ignorare la minoranza". La seconda pellicola del figlio del grande e probabilmente inarrivabile Hayao Miyazaki ha comunque ottenuto un buon successo, incassando in 24 ore 140 mila euro contro i 244 mila euro di Skyfall.