25-10-2012 ore 12:14 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Teresa Caso: “la comunità islamica cremasca rispettosa, altri costruiscono fortune politiche creando tensioni e paure”

“C’era una moglie in lista: ecco la prova provata, secondo Antonio Agazzi, dell’accordo preelettorale, dell’inciucio, naturalmente irriferibile, fra centro sinistra e islamici”. Così Teresa Caso, segretaria cittadina del Partito Democratico, apre il proprio intervento sulla possibile realizzazione in città di un luogo di culto dedicato alla comunità islamica.

Decisioni autonome
“Naturalmente – prosegue - a nessuno dei critici difensori della democrazia, dei diritti individuali e anche delle donne passa per l’anticamera del cervello che una moglie, anche islamica, sia una persona, che magari può pensare e prendere decisioni autonome. E che un partito possa anche stilare la sua lista elettorale cercando persone e non mogli o mariti: badando unicamente al valore delle persone, alle competenze e non alla loro religione”.

Qualità, competenza ed esperienza
“Certo, nella lista del PD era presente una donna di religione islamica. Avremmo voluto che fosse una cosa normale. Abbiamo scelto fra le altre anche quella persona, cittadina cremasca, insegnante, discutendo con lei e convincendola con argomenti che riguardavano le sue qualità, le sue competenze, la sua esperienza, che riteniamo alte e non per ragioni di “immagine” o di un presunto consenso da ottenere dal mondo islamico. Il PD non ha concordato la sua lista con l’allora candidato sindaco. Né tanto meno con la comunità islamica. Naturalmente non ci aspettiamo che chi considera le donne, pardon, le mogli come pura merce di scambio ci creda”.

Il ruolo del Comune
Venendo all’oggetto del contendere, ovvero “il luogo dove gli islamici cremaschi possano ritrovarsi: non è un progetto di questa amministrazione - prosegue Teresa Caso - non è, cioè, l’amministrazione che sollecita o propone. Gli islamici, come ogni cittadino o gruppo o organizzazione, hanno diritto di chiedere che a una loro esigenza, a un loro progetto, venga data una risposta. La richiesta è stata presentata da un cittadino di Crema. Il Comune ha il dovere di rispondere, istruendo la pratica e cercando la soluzione migliore possibile”.

Il rispetto e l’impegno
“La comunità islamica – aggiunge l’esponente del PD - non chiede un luogo gratuito né risorse pubbliche: la realizzazione sarebbe a sue spese, come è giusto e come hanno fatto altre confessioni religiose. Avrebbero potuto semplicemente affittare o acquistare un luogo, come privati. Hanno scelto di agire alla luce del sole e di concerto con l’amministrazione. E’ un segno di impegno, di rispetto, di voler essere dentro e insieme alla comunità di cui, lo vogliamo o no, fanno parte”.

Separatezza ed esclusione
Secondo Teresa Caso si tratta di “un segno che dovrebbe essere colto e ampliato, non frustrato con richieste di promesse preventive che sono solo volontà di mantenere separatezza, di non riconoscere quei diritti e quella dignità di esseri umani e di cittadini che la Costituzione riconosce agli appartenenti a ogni razza o religione. Separatezza e mantenimento nell’ombra, nel non conosciuto che creano tensioni, paure sulle quali, questo sì, in troppi cercano ancora di costruire le proprie fortune politiche”.