17-10-2012 ore 11:47 | Cronaca - Capergnanica
di Rebecca Ronchi

Rete Scuole Crema e NonUnodiMeno. Ferma presa di posizione contro la legge 953 che vorrebbe una gestione aziendale delle scuole

Nei giorni scorsi all’agriturismo Arcobaleno di Capergnanica si sono ritrovati l’associazione NonUnodiMeno e Rete Scuole Crema. Molti i temi dibattuti, a partire dalla proposta di legge n. 953, chiamata ex Aprea.

Asse Crema - Milano
Secondo Rete Scuola è necessario aumentare il numero dei docenti contrari alla legge, "un provvedimento che rischia di capovolgere i dettami costituzionali di tutta l’educazione nazionale”.

No al piano ex Aprea
"E' urgente tentare di aprire un varco, prima che sia troppo tardi e tutte e due le Camere approvino, con questa maggioranza, il piano ex Aprea", ha commentato Giansandro Barzaghi, presidente dell'associazione NonUnodiMeno. In quest'ottica, hanno ribadito i docenti, "altri tentativi di contatto con tavoli regionali, forze politiche e sindacali non devono terminare ora, anzi devono essere rapidamente ricercati".

Privatizzazione in atto
E’ stato ribadito in molti interventi che una normativa che permetterà a ciascuna scuola di avere un proprio Statuto, sarà di fatto il primo passo verso la privatizzazione della scuola pubblica. "I mille e più tentativi di chiudere in un sacco i valori della scuola democratica, hanno visto nel tempo passi sempre più veloci; dal tentativo di demolizione del valore legale del titolo di studio all’ultimo provvedimento proposto, quello sullo spostamento alle 24 ore per i docenti".

Favelas dell'educazione
"Il tentativo di far avanzare il concetto della scuola aziendale con l’introduzione della concorrenzialità - aggiungono i docenti - porterebbe le scuole a dividersi nei livelli: livello A (forse nei centri storici), livello B, C e Z nelle periferie dove favelas dell’educazione sancirebbero la divisione in caste, neppure più in classi della società futura".

Scuole come aziende
"La scuola - si dicono convinti i membri di Rete Scuole - si trasformerebbe in azienda e gli esterni si infilerebbero nel POF, il Piano Offerta Formativa, modificandolo secondo convenienze che nulla hanno a che fare con l’educazione e gli obiettivi dell’insegnamento”.