Nuova legge elettorale, l'attualità e il futuro nel Cremasco. Col ritorno alle preferenze, ecco i cambiamenti più rilevanti rispetto all'attuale sistema, il cosiddetto Porcellum
La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato, con 16 sì contro 10 no, il testo del Pdl sulla legge elettorale. Il testo, presentato dal relatore Lucio Malan, contiene la reintroduzione delle preferenze. A votare a favore sono stati Pdl, Udc, Lega, Mpa, Fli e Coesione nazionale. Hanno votato contro Pd, Idv e il presidente della Commissione, Carlo Vizzini. Cerchiamo di capirne di più col giornalista cremasco Paolo Carelli, dell'Università Cattolica di Milano.
Quali sono i cambiamenti più rilevanti rispetto all'attuale sistema, ovvero il cosiddetto Porcellum?
"La prima modifica evidente è quella che riguarda la reintroduzione delle preferenze. Si tratta di un meccanismo che sulla carta favorisce il rapporto di trasparenza tra eletto ed elettore, tanto è vero che verso questa lettura si sono indirizzate, negli ultimi anni, le istanze di diverse forze politiche e soprattutto di movimenti della società civile, che vedono nella possibilità di esprimere direttamente il proprio candidato una forma di totale opposizione al sistema delle liste bloccate attualmente vigente".
In molti sono contrari alle preferenze. Perché?
"Le preferenze presentano anche diverse insidie, come ci raccontano le cronache di questi giorni: l’opportunità di esprimere la preferenza sulla scheda genera meccanismi distorti che premiano i candidati con maggiori disponibilità economiche e stimola fenomeni clientelari, aumentando i rischi di una crescita del 'voto di scambio' a scapito delle altre due modalità di espressione democratica, il 'voto d’opinione' e il 'voto di appartenenza', soprattutto in un momento di forte crisi e debolezza della politica e delle istituzioni".
Con le preferenze viene favorito il ricambio o è impossibile impedire l'elezione dei soliti noti?
"Solo in parte. Certamente, negli ultimi anni l’attenzione dell’opinione pubblica è enormemente cresciuta, i cittadini s’informano e partecipano con maggiore assiduità e ciò li favorisce nel conoscere e radiografare i candidati. La relazione fiduciaria è fondamentale e l’investitura popolare che ne consegue ha una sua valenza innegabile nella selezione della classe politica. Ma il modello della preferenza, per le ragioni che dicevamo prima, stimola il ricorso a una forte personalizzazione della politica, o meglio della 'rappresentanza politica', per dirla con Pasquino, con un rapporto diretto candidato/elettore in cui salta quasi completamente la mediazione partitica con effetti non sempre positivi. Si verifica cioè quel passaggio da una 'democrazia dei partiti' a una 'democrazia del pubblico' di cui parlava Bernard Manin, per cui il candidato prescelto non è necessariamente quello politicamente più preparato, ma quello più abile dal punto di vista comunicativo e mediatico, con potenziali derive populiste del tutto evidenti".
Il ddl prevede due preferenze. Che significa?
"Il disegno di legge approvato in Commissione al Senato prevede il ricorso all’espressione di due preferenze (con il meccanismo della parità di genere, cioè si deve votare un uomo e una donna, ndr): è un ritorno a uno degli aspetti più criticati della Prima Repubblica, dove vigeva il sistema della 'terna', cioè delle tre preferenze. Un sistema che esalta non solo il clientelismo, ma le 'cordate elettorali', utili principalmente a ridisegnare la geografia e il peso delle correnti all’interno dei singoli partiti".
L'elettore deve temere le preferenze?
"Un’opinione pubblica matura e consapevole non dovrebbe temere il sistema delle preferenze, perché si presume abbia sviluppato gli anticorpi necessari a riconoscere il pericolo".
Premio di maggioranza e quote di sbarramento. Quali sono le novità?
"La proposta prevede un premio di maggioranza del 12,5%, che altro non è che la media matematica tra il 15% richiesto dal Partito Democratico e il 10% voluto dal Popolo delle Libertà. Un compromesso che in realtà non soddisfa nessuno e che rischia di generare una pericolosa stasi del sistema istituzionale. Il compito dei sistemi elettorali è quello di garantire il giusto bilanciamento tra governabilità e rappresentanza, tenendo conto del contesto sociale di riferimento. L’Italia ha una lunga tradizione di frammentazione e polarizzazione politica che per tutta la Prima Repubblica è stata governata con le armi del proporzionale e della convergenza verso il centro, ma allora la rappresentanza era effettivamente garantita da una quota di sbarramento relativamente bassa che permetteva anche alle piccole formazioni di accedere al dibattito parlamentare. Con i referendum dei primi anni ’90, si è impressa una svolta maggioritaria, per la verità un po’ forzata, che avrebbe dovuto garantire una certa governabilità anche grazie ad ampi premi di maggioranza".
Quali sono i rischi della legge in discussione?
"Si rischia un’involuzione sia nel senso della rappresentanza che della governabilità: la quota di sbarramento al 5% (al 4% per le forze in coalizione) costringerà le piccole formazioni a rinunciare a parte della propria identità per accorparsi magari in 'listoni' elettorali, mentre l’abbassamento del premio di maggioranza può dare vita a una situazione per cui nessuna forza politica avrà i numeri per governare. Non a caso, si è parlato di una legge che spianerebbe la strada al Monti-bis. Un altro problema del premio di maggioranza è che ancora una volta lo si assegna alla coalizione anziché al partito: è un’anomalia tutta italiana, perché in tutti i Paesi europei, in tutte le democrazie parlamentari, le coalizioni si fanno in Parlamento dopo il voto, non prima".
Cosa cambia nella selezione dei candidati a livello locale?
"Le campagne elettorali sono spesso influenzate anche da meccanismi di voto: con il sistema delle preferenze, viene meno il peso dell’appartenenza e cresce quello delle personalità politiche candidate. Conteranno molto, quindi, la conoscenza diretta dei candidati, le loro storie, la loro popolarità a livello locale. Si dovranno privilegiare candidati molto radicati sul territorio: quelli più apprezzati e che hanno ben operato verranno premiati, ma è molto probabile che, dovendo far ricorso a candidati conosciuti e popolari, si rinvieranno ulteriormente quei processi di rinnovamento e di ricambio da più parti richiesti a gran voce".