26-09-2012 ore 16:25 | Cronaca - Crema
di don Emilio Lingiardi, parroco de

L'ora di religione nelle scuole pubbliche statali. Oltre al rispetto per la propria fede la necessaria apertura alle altre confessioni

Così ieri si è espresso il ministro della pubblica istruzione Francesco Profumo: "Credo che il Paese sia cambiato, nelle scuole ci sono studenti che vengono da culture, religioni e paesi diversi. Credo che debba cambiare il modo di fare scuola, che debba essere più aperto. Serve una revisione dei nostri programmi in questa direzione. Un discorso che vale per l'ora di religione, ma anche per l'ora di geografia, che si può studiare anche ascoltando le testimonianze di chi viene da altri Paesi. La scuola è più aperta e multietnica e capace di correlarsi al mondo di oggi".

L'ora liberamente scelta
Esiste una norma approvata dallo Stato Italiano e dalla Santa Sede nell'ultimo Concordato Casaroli-Craxi che regola l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane: un'ora liberamente scelta dalle famiglie o dagli alunni, a seconda dell'età, che non è da equiparare a nessun tipo di catechismo, come si svolge nelle comunità in preparazione ai sacramenti o alla messa, ma vuole aiutare gli studenti a comprendere come la realtà e la storia del nostro Paese è stata profondamente segnata sia dal Cristianesimo come dalla chiesa cattolica per l'arte, la cultura, le istituzioni.

Per una convivenza rispettosa e pacifica
Pertanto quest'ora va salvaguardata e magari proposta anche a ragazzi di altre religioni, per una comprensione piena della realtà dell'Italia. Non possiamo però dimenticare che in pochi anni è cambiata la popolazione scolastica, in quanto si sono aggiunti molti alunni provenienti da altri Paesi e da altre religioni. Per una convivenza rispettosa e pacifica è sicuramente opportuno che si conoscano tutte le esperienze religiose, in modo da favorire il dialogo e l'intesa tra tutti i giovani.

L'esempio mediorientale
Potrebbe aiutarci l'esempio del medioriente come anni fa ha spiegato il patriarca emerito di Gerusalemme Michel Sabbah; in quei paesi l'ordinamento scolastico statale prevede tre ore settimanali di religione, dove la religione cattolica è tenuta per due ore da un insegnante nominato dalla competente autorità ecclesiastica, mentre l'islamismo è presentato ai ragazzi musulmani da un ulema competente. La terza ora è tenuta in compresenza dai due insegnanti incaricati, di fronte a tutta la classe, così che si viene a conoscere con chiarezza la reciproca religione in tutti i suoi aspetti e dimensioni.

L'incontro nel luogo privilegiato
Non sarebbe male se anche da noi ci fossero due ore di religione, una per le rispettive confessioni, con molta libertà di scambio e l'altra insieme per una conoscenza profonda dei contenuti delle varie esperienze. La globalizzazione ci porta ad incontrare tutta l'umanità e la scuola è il luogo privilegiato per una crescita insieme come cittadini, che solo in virtù di una conoscenza reciproca possono collaborare per il bene comune del nostro Paese, senza la paura dell'altro o del diverso che causerebbe ghetti, chiusure, muri o magari ancora crociate.