Riordino Province, "Cremona con Mantova e Lodi" per avere oltre 1 milione di abitanti. Ecco la relazione inviata ad Upl e Cal
"Dalle espressioni territoriali della provincia di Cremona arriva la richiesta di un nuovo Ente di governo di area vasta che comprenda, unitariamente, gli attuali territori di Lodi, Cremona, Mantova, i quali, insieme, compongono il Sud Lombardia: un’area caratterizzata da specificità storiche, ambientali ed economiche che presentano forti correlazioni ed omogeneità. Non si dimentichi che Lodi che Mantova sono territori contigui a quello cremonese, e necessariamente interessati dal processo di riordino delle Provincie non raggiungendo i requisiti previsti". Questa, in estrema sintesi, il nocciolo della relazione redatta dalla Provincia di Cremona sul tema del riordino delle Province e inviata oggi agli uffici di Upl e CAL.
Oltre 1 milione di abitanti
"La nuova aggregazione territoriale supererebbe complessivamente il milione di abitanti, suddivisi in 246 comuni per una dimensione territoriale pari a 4.891,61 kmq (se fosse solo Cremona e Lodi 2.552,77 kmq, 176 comuni e 591.261 abitanti): un nuovo Ente che diventerebbe più grande della vicina Pavia e si avvicinerebbe molto alle realtà di Bergamo e Brescia addirittura superandole per superficie. Si ritiene quindi che l’aggregazione proposta permetta una efficace azione di governo, di indirizzo e di coordinamento dei territori, omogenei per andamento demografico, specificità territoriale e dimensione di strutture e indirizzi produttivi".
La cerniera tra Lodi e Mantova
"In questa fase di riordino - si legge nella relazione - in particolare il territorio cremonese, se interpreterà al meglio lo spirito e le “opportunità” del cambiamento, potrà rappresentare un ruolo di cerniera tra realtà che solo apparentemente sono differenti e lontane, ma che condividono obiettivi di sviluppo locale sostenibile e di salvaguardia e crescita delle proprie comunità."
Quali funzioni avranno le Province?
Nel documento viedne sottolineato come sia opportuno chiarire che la discussione sul riordino delle Province non può prescindere dalla consapevolezza del ruolo che si intende attribuire ai nuovi enti: "tale ruolo non può essere limitato ad una mera funzione organizzativa di uffici, ma al contrario dovrà esprimere una vera funzione di governo di area vasta su tematiche la cui trattazione efficace è possibile solo su un’adeguata scala territoriale: si ritiene che l’attuale nuova attribuzione non tenga in considerazione in modo adeguato la necessità che alcune funzioni, per essere efficaci, vengano espresse al giusto livello di prossimità".
Centralità delle competenze
L'unione dei territori provinciali suggerisce alcuni scenari: il primo prevede la "creazione di “elementi distintivi di area vasta”, i quali, riuniti in una massa critica appetibile, possano generare la sperimentazione di nuove forme di gestione, il cui controllo rimanga in mano al sistema pubblico, ma siano al contempo in grado di attrarre investitori nazionali ed internazionali interessati alla conduzione. Il riferimento può essere fatto alle principali grandi opere infrastrutturali stradali e della mobilità, le quali, analizzate in un reticolo articolato su territori ampi, possono rappresentare un programma integrato ed intermodale di grande interesse per il mercato degli investimenti".
Mantenimento Enti e consorzi
"Al riassetto degli enti provinciali e alla conseguente modifica di confini, dovrà necessariamente seguire un'attenta riflessione sulla opportunità di mantenere enti, consorzi, agenzie, società, partecipate dalle attuali amministrazioni provinciali, che attualmente esercitano le proprie competenze a scavalco di province confinanti. Tali funzioni potranno sicuramente essere svolte dal nuovo ente di governo di area vasta, al quale dovranno essere riconosciute adeguate risorse finanziarie e di personale, semplificando e razionalizzando procedure e costi, a tutto vantaggio della collettività, che si troverebbe ad avere un unico soggetto interlocutore rispetto ad una pluralità di servizi".