La strage di piazza Fontana, quarantaquattro anni dopo. Domani pomeriggio a Milano manifestazione organizzata dal Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo
Quarantaquattro. Sono passati esattamente quarantaquattro anni, dal 12 dicembre 1969, giorno della strage di piazza Fontana a Milano un dei più sanguinosi attentati che la storia dell’Italia ricordi.
Il ricordo
Secondo gli storici contemporanei in quella data ebbe inizio la cosiddetta strategia della tensione, nella quale fra il 1968 e il 1974 furono compiuti centoquaranta attentati. Domani pomeriggio dalla sarà celebrata nell’attentato una manifestazione, organizzato da Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo in ricordo delle diciassette vittime.
Le bombe di Milano
I fatti. Alle 16.37 Milano presso la sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana di Milano esplose un ordigno, una bomba composta da circa sette chili di tritolo, che uccise diciassette persone (quattordici sul colpo) e ferendone altre ottantotto. Sempre a Milano lo stesso giorno venne ritrovata un’altra bomba inesplosa, nella sede della Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala (fatta poi brillare dagli artificieri). Tuttavia questa esplosione controllata ha distrutto elementi probatori di un possibile importanza per risali all’origine dell’esplosivo.
A Roma
A meno di un’ora dalla prima, ore 16.55 altre tre bombe esplodono a Roma, nelle vicinanze della Banca Nazionale del Lavoro, davanti all'Altare della Patria e all'ingresso del museo del Risorgimento, ore 17.20 e 17.30, provocando il ferimento di quattro persone.
Le prime indagini
Le prime indagini si indirizzano quasi subito verso quella che sarà definita dai media la pista anarchica. La vicenda è tuttora oggetto di controverse interpretazioni; secondo una, le responsabilità di questi attacchi possono essere ricondotte a gruppi eversivi di estrema destra, che miravano a un inasprimento di politiche repressive e autoritarie tramite l'instaurazione di un clima di tensione nel paese.
I primi accertamenti
Furono fermate per accertamenti circa ottanta persone, in particolare alcuni anarchici del Circolo anarchico 22 Marzo di Roma (tra i quali figura Pietro Valpreda) e del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano (tra i quali figura Giuseppe Pinelli).
I processi
Secondo quanto dichiarato da Antonino Allegra, ai tempi responsabile dell'ufficio politico della questura, alla Commissione Stragi, gli arresti erano stati particolarmente numerosi ed avevano interessato anche esponenti della destra estrema, con lo scopo di evitare che nei giorni seguenti questi individui, ritenuti a rischio, potessero dare vita a manifestazioni o altre azioni pericolose per l'ordine pubblico.
Possibile collegamento con Borghese
Nel corso degli anni si susseguirono ben sette processi con imputazioni a carico di vari esponenti anarchici e di destra; tuttavia alla fine tutti gli accusati saranno sempre assolti in sede giudiziaria. Alcuni verranno condannati per altre stragi, e altri si gioveranno della prescrizione. Alcuni esponenti dei servizi segreti verranno condannati per depistaggi, l'inchiesta del giudice Salvini affacciò anche un'ipotesi di connessione col fallito golpe Borghese, avvenuto nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970.
Nessuana condanna definitiva
In quarantatrè anni, non è mai stata emessa una condanna definitiva per la strage, anche se Carlo Digilio, neofascista di Ordine Nuovo, ha confessato il proprio ruolo nella preparazione dell’attentato e ottenuto nel 2000 la prescrizione del reato per il prevalere delle attenuanti riconosciutegli, appunto, per il suo contributo.
Assoluzione definitiva
Il 3 maggio 2005 la Corte di Cassazione ha assolto definitivamente gli ultimi indagati, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, militanti di Ordine Nuovo condannati in primo grado all'ergastolo, scrivendo nella sentenza che con le nuove prove, emerse nelle inchieste successive al processo milanese nel 1972 e alla definitiva assoluzione nel 1987, gli ordinovisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura sarebbero stati entrambi condannati.
Nessun procedimento in corso
Attualmente non vi è alcun procedimento giudiziario aperto in quanto la condanna arriva tardiva, oltre al terzo grado di giudizio. Dopo decine di anni, la morte di Pinelli è ancora oggetto di discussione, sebbene la magistratura si sia pronunciata in modo univoco, nel senso della morte accidentale dell'anarchico.