Fotografia impietosa della Coldiretti sul mondo del settore agricolo regionale, la provincia di Cremona in 10 anni ha visto la chiusura di 265 aziende agricole
Trenta per cento di stalle in meno in dieci anni in regione, da 8.761 a 6.042. Un dato terribile quello diffuso dalla Coldiretti Lombardia. Non va meglio per la nostra provincia dove le aziende agricole dal 2003 al 2013 sono passate da 1.072 a 807, un calo secco del 25%. L’allarme lanciato sul settore caseario regionale è di quelli che preoccupa.
Situazione tragica
Un numero ancora peggiore se poi si considerano solo quelle che consegnano a industrie e caseifici e si escludono quelle che trasformano in proprio o fanno vendita diretta. In questo caso si scende sotto la soglia psicologica di 5 mila allevamenti in regione. In media in Lombardia, dove si produce il 40% di tutto il latte italiano, sono sparite oltre 270 realtà all’anno.
Le parole di Prandini
“Dal 2003 a oggi – spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia – è stato perso un patrimonio enorme del nostro settore zootecnico. E se alcune aziende si sono ristrutturate sia dal punto di vista produttivo che della gestione, molte altre hanno chiuso, punto e basta, a causa dei costi sempre più alti a fronte di un valore del latte che spesso non ha permesso neppure di coprire le spese”.
Il nodo prezzo al litro
Secondo l’analisi di Coldiretti Lombardia su dati Clal, negli ultimi dieci anni la media del valore riconosciuto dalle industrie a un litro di latte alla stalla non ha raggiunto nemmeno i 39 centesimi al litro e questo nonostante un prezzo al dettaglio per i consumatori che nel tempo ha superato anche l’euro e 60 centesimi.
O si cambia o si muore
“La situazione non è migliorata molto neppure quest’anno – commenta Prandini – visto che a fronte di una quotazione del latte spot di 51,55 centesimi al litro, alle stalle vengono pagati, e non sempre, 42 centesimi. Un prezzo che va assolutamente adeguato al rialzo, anche perché rispetto a qualche anno fa i costi di gestione, dall’energia al foraggio, hanno registrato aumenti fra il 20% e il 30%. O si cambia atteggiamento verso il settore o rischiamo di non riuscire più a invertire il trend, con l’ulteriore sparizione di allevamenti”.