06-09-2013 ore 19:51 | Politica - Crema
di Antonio Margheriti

Crema. Domani l’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele. Lottaroli e Bordo: “soldi pubblici sprecati”

Eccoci. Il tanto discusso, in bene e in male, monumento di Vittorio Emanuele II sarà consegnato alla città, come ama dire Tino Moruzzi, il presidente del comitato che ha lavorato al recupero e al restauro della statua che per anni è stata abbandonata nei magazzini comunali e fatta saltare col tritolo nel giugno del 1946. Il giorno prima dell’inaugurazione, fissata per sabato 7 settembre ore 10, arrivano le critiche di due esponenti della sinistra cremasca: Mario Lottaroli e Franco Bordo.

Ricordiamo l’8 settembre e la fuga dei Savoia
Il capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale, nel suo classico stile pacato ma tagliente, inizia dalla data: “quella scelta per l’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II è davvero appropriata: precede di un soffio la ricorrenza della vergognosa fuga dei Savoia (8 settembre 1943), rifugiatisi di gran carriera tra le braccia delle truppe alleate dopo aver proclamato l’armistizio, lasciando la popolazione indifesa tra le grinfie degli aguzzini nazifascisti e senza una direzione autorevole di quel che rimaneva del regio esercito”.

La sinistra colpevole di silenzio
Poi distribuisce quelle che a suo avviso sono le colpe della ricollocazione in quel luogo della statua di un re, laddove la piazza porta il nome di un padre della Repubblica: “la ricollocazione del monumento è responsabilità della Giunta Bruttomesso e dei partiti di centro-destra, ma anche demerito dei partiti del centro-sinistra e delle organizzazioni democratiche della città, che hanno pigramente subito questa iniziativa, non ne hanno colto il valore simbolico, di rivincita sulla storia che questa statua rappresenta per la cultura di destra, oggi egemone in città”.

Soldi pubblici
Ricorda poi i conti, quello che per il comitato è un vanto per Lottaroli lo è meno, visto che i 36 mila euro regionali e i 5.600 provinciali sono: “soldi pubblici, un consistente contributo che si poteva spendere per fini socialmente utili, questi sì, davvero nobili”. E per finire esplica dove sarebbe dovuta rimanere a suo avviso la statua: “sono convinto che, per l’effige del monarca che a Genova, nell’aprile del 1849, fece massacrare dall’esercito sabaudo 500 cittadini che chiedevano la costituzione della repubblica, i magazzini comunali fossero il luogo di permanenza più appropriato”.

Presenza ingombrante
“La presenza sgradita e ingombrante della statua di un Savoia è il monumento alla restaurazione e all’inconsistenza dell’intellighenzia progressista di Crema”, conclude, e sulla chiosa di Lottaroli si aggancia l’intervento di Franco Bordo, “sono un Parlamentare della Repubblica Italiana e il mio impegno si muove tutto nella direzione del contributo che posso dare al nostro Paese e al mio territorio”.

Siamo figli della Resistenza
“L’Italia, figlia della Resistenza, è democratica e la fonte del potere è il popolo: è lì che risiede la sovranità. Non sudditi ma cittadini, non case reali ma Parlamento. Coltivare in tutti e tutte, specialmente nelle nuove generazioni, la conoscenza e la passione per l’uguaglianza, la democrazia e le istituzioni repubblicane: credo fortemente che sia questa una priorità per tutti noi e questi scopi non si perseguono certamente attraverso il riposizionamento di una statua ad un vecchio re, fatta saltare in un recente passato, e restaurata anche con soldi pubblici”.

Io non ci sarò
“Crema non sentiva la mancanza di questa statua e i non pochi soldi impegnati, pubblici e privati che siano, potevano essere bene utilizzati per altri progetti, per delle necessità. Sarei incoerente con il mio mandato parlamentare se fossi presente alla presentazione di sabato: esprimo forte dissenso per un’operazione che è uno sfregio alla vocazione democratica e repubblicana del nostro Paese”.