Il dato principale che emerge dall’analisi relativa al II trimestre del 2013 è la
dinamica congiunturale positiva fatta registrare dalla
produzione manifatturiera in Lombardia. Questa dinamica positiva sembra contrastare il dato pesantemente negativo fatto registrare nel I trimestre 2013, dopo che il IV trimestre del 2012 aveva già conosciuto un valore positivo. Una serie di altri indicatori punta nella stessa direzione. Il fatturato, gli ordini esteri, la quota di fatturato esportata, la capacità utilizzata, le ore di lavoro, la diminuzione delle scorte sono tutti elementi che concordano nel segno.
Le tre questioniRimangono tre questioni di fondo, a partire dal
mercato del lavoro che, pur mostrando una percentuale di ore di CIG ordinaria sul monte ore in diminuzione, rimane sempre in uno stadio di
occupazione decrescente. Pur essendo migliorato l’indice di diffusione, rimangono ancora larghe sacche di imprese, nei vari settori e nei diversi territori, in situazioni critiche. Infine, rimane la domanda di fondo sulla robustezza del risultato ottenuto.
Crescita e competitivitàFausto Cacciatori, presidente CNA Lombardia “Registriamo con soddisfazione alcuni segnali di ripresa, ma crescita e competitività restano ancora lontan. Internazionalizzazione, aggregazione attraverso i contratti di rete e patrimonializzazione dei confidi per garantire liquidità sono tre linee di intervento che hanno ancora bisogno di sostegno per accompagnare le MPMI lombarde verso il recupero di livelli produttivi e di fatturato".
I datiIl secondo trimestre 2013 registra una nuova svolta congiunturale positiva della produzione industriale che cresce dell’
1,2% (dato destagionalizzato[1]), contro il
-2,0% dello scorso trimestre, e una variazione tendenziale quasi nulla
(+0,1%) contro il
-3,4% dello scorso trimestre. Anche per le aziende artigiane manifatturiere il dato congiunturale è positivo
(+0,9%) mentre la variazione tendenziale rimane negativa
(-1,9%). L’indice della produzione industriale sale a quota
95,0 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Per le aziende artigiane l’indice della produzione raggiunge quota 69, recuperando poco meno di un punto rispetto al trimestre precedente (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).
EdiliziaLa contrazione dei livelli produttivi non colpisce più tutti i settori industriali caratterizzando maggiormente le imprese legate all’edilizia (minerali non metalliferi -6,6%), dipendenti dai consumi delle famiglie (abbigliamento -3,4%), le industrie varie (-4,1%) e la carta-stampa (-1,9%). Resistono, contenendo la caduta, tessile e pelli-calzature (-0,5%), siderurgia (-0,2%) e legno-mobilio (-0,1%). Incrementano i livelli produttivi i mezzi di trasporto (+1,9%), la chimica (+1,3%), la meccanica (+0,8%), alimentari e gomma-plastica (+0,3%).
In positivoAnche le aziende artigiane intaccano l’uniformità negativa dell’andamento della produzione, con tre settori che svoltano nel quadrante positivo: pelli-calzature (+5,9%), abbigliamento (+0,9%) e legno-mobilio (+0,6%). Il dato va però analizzato con cautela perché si tratta di cosiddetti “rimbalzi” da situazioni molto compromesse. I settori caratterizzati dalle contrazioni più rilevanti per l’artigianato sono le manifatturiere varie (-14,7%), i minerali non metalliferi (-6,8%), e gli alimentari (-4,9).
Tessile e meccanicaIl tessile, già duramente colpito negli anni passati, registra questo trimestre un calo produttivo contenuto (-1,8%), seguito da
gomma-plastica (-1,6%),
meccanica (-1,2%) e
siderurgia (-0,8%). Il protrarsi della crisi colpisce diversamente le destinazioni economiche dei beni, con i
beni di investimento nell’industria ancora negativi (-1,1%) e maggiormente sofferenti nell’artigianato (-3,1%); i beni intermedi praticamente stazionari nell’industria
(+0,2%) e in contrazione nell’artigianato
(-1,0%). Significativo l’incremento dei beni di consumo nell’industria (+0,8%), mentre nell’artigianato il comparto soffre ancora (-1,2%).
Dimensione d'impresaI dati sulla produzione presentano una divaricazione in base alla classe dimensionale d’impresa, con le più grandi con una variazione positiva significativa (+2,0%), le medie stazionarie e le piccole in contrazione (-1,1%). Questo vale in parte anche per le imprese artigiane dove, a fronte di una caduta del 5,1% delle micro imprese e del 3,6% delle per la
classe dimensionale 6-9 addetti, quelle di maggiore dimensione registrano un incremento del 2,4%.
I livelli produttiviA conferma del leggero miglioramento del clima congiunturale cresce la quota di aziende industriali che registra incrementi dei livelli produttivi
(43% contro il 33% dello scorso trimestre). Diminuisce conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal
53% dello scorso trimestre al
46%), che però rimangono una quota consistente. Si riduce anche la quota di aziende stazionarie, ora pari al
10%. Anche nell’artigianato, rispetto allo scorso trimestre, si assiste ad un incremento delle aziende che dichiaravano variazioni molto positive (
dal 24% al 32%) compensato dalla riduzione della quota di aziende che dichiara variazioni molto negative (dal 49% al 43%). Rimangono costanti le quote di aziende senza variazioni o con variazioni minime, sia positive che negative.